Un fenomeno sempre più visibile
Negli ultimi anni, a scuola si parla sempre più spesso di bambini con difficoltà legate all’apprendimento e all’attenzione.
Questo aumento può far pensare che oggi ci siano molti più bambini “dislessici” o “iperattivi” rispetto al passato.
In realtà, spiegare perché vi sia un’attenzione maggiore a questo fenomeno è molto più complesso.
I disturbi dell’apprendimento e l’ADHD sono dei disturbi riconosciuti e non dettati dal fatto di essere bambini svogliati, maleducati o incapaci di concentrarsi.
Un occhio sempre più attento
Uno dei motivi per cui questi disturbi sembrano più frequenti è che vengono riconosciuti con più facilità rispetto al passato.
Un tempo un bambino che leggeva e scriveva lentamente, faceva molti errori o faticava a mantenere l’attenzione poteva essere considerato semplicemente svogliato.
Ad oggi, invece, insegnanti, famiglie e specialisti dispongono di maggiori conoscenze e strumenti per individuare precocemente le difficoltà.
Pertanto, un aumento delle diagnosi può essere dovuto ad un aumento della consapevolezza e della capacità di riconoscere situazioni che prima rimanevano senza una spiegazione.
Non ogni difficoltà è sinonimo di disturbo
Il fatto che si parli sempre più spesso di disturbi dell’apprendimento e di ADHD può portare anche all’idea che ogni bambino vivace sia iperattivo o che ogni difficoltà negli apprendimenti sia correlata ad un disturbo.
Tutti i bambini possono attraversare periodi di distrazione, stanchezza, agitazione o difficoltà scolastiche.
Anche le condizioni ambientali possono influenzare molto il comportamento: sonno insufficiente, stress, problemi familiari, difficoltà emotive o un ambiente scolastico poco adatto possono rendere più difficile concentrarsi senza che esista necessariamente un disturbo.
Per parlare di un disturbo è necessario effettuare un’attenta valutazione con professionisti qualificati.
Il ruolo della scuola
Un altro elemento da considerare riguarda la scuola.
Ogni bambino ha un diverso stile di apprendimento e può andare in contro a difficoltà particolari se il metodo didattico non tiene conto delle sue caratteristiche.
In questo senso, la scuola ha un ruolo importante: non deve soltanto individuare le difficoltà, ma anche creare condizioni che permettano a ogni alunno di imparare.
Una difficoltà non significa essere meno intelligenti
Non bisogna inoltre considerare disturbi dell’apprendimento e ADHD come sinonimi di scarsa intelligenza o di incapacità.
Un bambino con difficoltà negli apprendimenti può avere capacità cognitive assolutamente normali e sviluppare competenze eccellenti in molti ambiti.
Allo stesso modo, un bambino con ADHD può mostrare creatività, curiosità, energia e capacità particolari.
Per questo è importante superare i pregiudizi e concentrarsi sui bisogni concreti di ogni singolo alunno, evitando sia di sottovalutare le difficoltà sia di attribuire troppo rapidamente un’etichetta.
Comprendere prima di giudicare
In conclusione, il fatto che oggi si parli più spesso di bambini con disturbo dell’apprendimento o iperattivi non significa necessariamente che queste condizioni siano improvvisamente diventate più diffuse.
Una parte dell’aumento può essere collegata a una maggiore attenzione, a strumenti diagnostici più efficaci e a una maggiore capacità di riconoscere condizioni che in passato venivano interpretate diversamente.
La sfida della scuola non dovrebbe essere quella di classificare i bambini, ma di comprenderli e aiutarli.
Riconoscere una difficoltà può essere importante quando permette di offrire il sostegno adeguato, evitando che un problema di apprendimento o di attenzione venga trasformato in un giudizio sul valore o sulle capacità del bambino.
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