Spesso sentiamo dire: “Non sono portato per la matematica” o “Le tabelline proprio non mi entrano in testa”.
Ma quando la difficoltà con i numeri va oltre la semplice antipatia per la materia, potremmo trovarci di fronte alla discalculia.
Contrariamente a quanto si possa pensare, la discalculia non è una mancanza di impegno.
Si tratta di un Disturbo Specifico dell’Apprendimento (DSA) di origine neurobiologica che riguarda il modo in cui il cervello elabora il sistema dei numeri e i calcoli.
Non è causata da traumi psicologici o blocchi educativi, ma da una diversa conformazione delle funzioni cognitive legate alla matematica.
Table of Contents
ToggleIl primo mito da sfatare: l'intelligenza
Un punto fondamentale è che per diagnosticare la discalculia il ragazzo deve avere un’intelligenza nella norma o superiore. Non si tratta di un ritardo cognitivo.
Al contrario, gli errori nascono spesso da un eccesso di logica: il bambino cerca di dare un senso razionale a regole che gli appaiono arbitrarie.
Le diverse forme di discalculia
La ricerca (e i dati ASNOR) suggeriscono che il disturbo può presentarsi in due forme:
Discalculia Primaria: Quando le difficoltà riguardano esclusivamente l’ambito aritmetico e algebrico.
Discalculia Secondaria: Quando il disturbo si presenta associato ad altri DSA, come la dislessia o la disgrafia.
Come si manifesta? Le due aree di difficoltà
Possiamo dividere i segnali tipici in due grandi macro-aree:
1. L’area del numero (La cognizione numerica)
Riguarda la capacità di attribuire ai numeri il loro corretto valore e significato. I segnali includono:
- Scrittura speculare: Scrivere i numeri al contrario.
- Difficoltà nel valore posizionale: Confondere 269 con 692, non comprendendo che la posizione della cifra ne cambia il valore.
- Errori di trascrizione: Scrivere “602” come “61002”. Il bambino scrive letteralmente ciò che sente (sei-cento-due), applicando una logica verbale al posto di quella numerica.
- Difficoltà con le quantità: Incapacità di riconoscere immediatamente piccole quantità senza contarle una ad una o capire “a colpo d’occhio” quale numero sia più grande.
2. L’area del calcolo
Qui il problema riguarda l’esecuzione delle operazioni. Si manifesta attraverso:
Mancata automatizzazione: Difficoltà nel recuperare dalla memoria i “fatti aritmetici” (come le tabelline) in tempi brevi (meno di 3 secondi).
Lentezza esecutiva: Difficoltà nei calcoli mentali, nelle procedure scritte e persino nell’eseguire un semplice conto alla rovescia.
Sovraccarico energetico: Svolgere un’operazione richiede così tanti processi mentali che il ragazzo può andare in “crash” per lo sforzo eccessivo.
Il ruolo della scuola e la Legge 170/2010
In Italia, la Legge 170/2010 tutela il diritto allo studio dei ragazzi con DSA.
Poiché la discalculia è una condizione permanente, l’obiettivo non è la “guarigione”, ma l’autonomia.
Una volta ottenuta una diagnosi rapida (solitamente possibile dal secondo o terzo anno della primaria), la scuola e la famiglia collaborano per redigere un Piano Didattico Personalizzato (PDP).
Gli strumenti a disposizione sono:
Strumenti Compensativi: “Occhiali” per la mente come la calcolatrice, la tavola pitagorica, formulari e l’uso del computer. Questi permettono di “aggirare” la funzione carente per concentrarsi sul ragionamento logico.
Misure Dispensative: Il diritto di non svolgere alcune attività (come i calcoli a mente o un carico eccessivo di esercizi) che risulterebbero umilianti e poco funzionali all’apprendimento.
L'importanza dell'ambiente
Oltre agli strumenti tecnici, è fondamentale il fattore umano.
Un bambino che fallisce costantemente in matematica, pur eccellendo in altre materie, può provare un forte senso di scoramento e tendere a “fuggire” dal compito.
Garantire un ambiente sereno, in cui le difficoltà non vengono recriminate, è il primo passo per proteggere l’autostima dell’alunno e permettergli di avere successo non solo a scuola, ma anche nella futura vita professionale.



