Burnout: quando il posto di lavoro diventa una trappola emotiva.

4 Giugno 2026

Clima tossico e persecuzione psicologica

Il benessere lavorativo non dipende solo dalla retribuzione o dagli orari, ma anche dal clima psicologico in cui si opera.

 

Quando questo clima diventa ostile e tossico in modo sistematico, si entra nel raggio d’azione del mobbing, un fenomeno distruttivo che colpisce la dignità del lavoratore e la produttività aziendale.

 

Secondo le definizioni della medicina del lavoro e della giurisprudenza, il mobbing non è un semplice litigio passeggero, ma una vera e propria persecuzione psicologica.

 

 


Che cos'è il mobbing: una definizione scientifica e giuridica

Il termine “mobbing” deriva dal verbo inglese to mob (assalire, aggredire in massa) ed è stato mutuato dall’etologia per descrivere il comportamento di alcune specie di animali che si coalizzano contro un membro del gruppo.

 

In ambito lavorativo, la clinica del lavoro e la giurisprudenza di Cassazione lo definiscono come un insieme di comportamenti aggressivi, persecutori e discriminatori reiterati nel tempo da parte di colleghi (mobbing orizzontale) o superiori (mobbing verticale o bossing).

 

Per essere catalogato come tale, l’azione deve presentare una continuità nel tempo (solitamente identificata in almeno sei mesi) e la chiara intenzione di emarginare o danneggiare la vittima.

 

 


Le dinamiche più frequenti e come si manifesta

Le aggressioni psicologiche possono assumere forme diverse, spesso sottili e difficili da dimostrare immediatamente.

 

Tra le pratiche più comuni figurano il demansionamento professionale, l’isolamento sistematico (escludere il dipendente da riunioni, comunicazioni o attività sociali), la diffusione di calunnie e la critica distruttiva e costante del lavoro svolto.

 

In altri casi, si assiste al fenomeno opposto: l’assegnazione di carichi di lavoro palesemente insostenibili o di compiti inutili e degradanti, con l’unico obiettivo di indurre il lavoratore alle dimissioni per sfinimento.

 

 

Le conseguenze sulla salute psicofisica del lavoratore

Le ripercussioni sulla vittima sono profonde e documentate da ampie letterature mediche e psichiatriche.

 

Il prolungato stato di stress e l’ansia da persecuzione generano spesso la Sindrome del Burnout, disturbi del sonno, attacchi di panico e depressione.

 

A livello fisico, la somatizzazione dello stress può tradursi in disturbi gastrointestinali, problemi cardiovascolari e cefalee croniche.

 

Nei casi più gravi, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e i manuali diagnostici equiparano gli effetti del mobbing a quelli del Disturbo da Stress Post-Traumatico (DSPT), con un impatto devastante anche sulla vita privata e relazionale del soggetto.

 

 


Come difendersi: raccogliere le prove e chiedere aiuto

Affrontare il mobbing richiede una strategia lucida e rigorosa, poiché l’onere della prova spetta spesso al lavoratore.

 

Il primo passo fondamentale è la redazione di un diario di bordo dettagliato, in cui annotare date, orari, episodi e testimoni presenti.

 

È cruciale conservare qualsiasi prova scritta (email, messaggi, ordini di servizio contraddittori).

Parallelamente, è necessario richiedere certificati medici che attestino il nesso di causalità tra il contesto lavorativo e il malessere psicofisico.

 

Infine, ci si deve rivolgere a professionisti del settore: sportelli antimobbing sindacali, psicologi del lavoro, la medicina del lavoro della ASL di riferimento o avvocati giuslavoristi per avviare un’eventuale azione di risarcimento danni.

 

 

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